La presente rassegna si propone di fornire un quadro generale dei regimi di protezione dell'impiego (RPI) articolato in tre parti. La prima parte è dedicata all’analisi dei principali modelli teorici di riferimento che ne descrivono i risultati attesi. La seconda affronta i problemi di misurazione legati alla costruzione di indicatori statistici appropriati e la loro effettiva adeguatezza nel misurare il grado di severità dei diversi regimi RPI. La terza, infine, esamina la vasta letteratura empirica che ne studia gli effetti, con particolare riferimento a tre aspetti: flussi occupazionali, elementi di dualismo nel mercato del lavoro, crescita dell’efficienza produttiva. Dalla rassegna svolta emerge, quale risultato consolidato in letteratura, che un maggior grado di rigidità rende costoso il licenziamento e riduce i flussi occupazionali, determinando un mercato del lavoro più stagnante. Inoltre, gli RPI rafforzano gli elementi di dualismo tra la fascia di lavoratori protetti e non protetti, la cui linea di demarcazione è generazionale e di genere. Emerge, tuttavia, quale risultato più ambiguo, che il legame degli RPI con la crescita della produttività è più complesso e collegato alle esigenze formative e di innovazione, al sistema di contrattazione salariale, all'impegno del lavoratore. Infine, le indicazioni di politica economica che prevalgono da letteratura teorica e studi empirici sono che ‘riforme al margine’, volte solo ad agevolare tipologie contrattuali che consentono la diffusione di lavori temporanei, hanno effetti talvolta ambigui e comunque non duraturi su occupazione ed efficienza produttiva.
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