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MARX: IL VALORE DELLA TEORIA, le forme adeguate ai concetti

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  • francesco schettino

    (università di roma, la sapienza, dipartimento di economia pubblica)

  • gianfranco pala

    (università di roma, la sapienza, dipartimento di economia pubblica)

Abstract

Sulla tematica del valore si dovrebbero scrivere migliaia di pagine. Peraltro, Marx già l’ha fatto. È quindi del tutto inutile, e sbagliato, ripeterlo in peggio. Oltre all’emblematica frase marxiana riportata in occhiello [tratta dal quaderno III, foglio 13], sono innumerevoli i luoghi in cui Marx cerca di spiegare chiaramente la determinazione del valore nel lavoro. Che quest’ultimo sia l’elemento determinante anche del valore e del capitale – pur apparendo “estinto” in esso, come Hegel ha insegnato “logicamente” a Marx – non significa appunto che sia dominante in quello. Così, nel valore “semplicisssimo” che sta alla base di tutti gli ulteriori mutamenti di forma, che sono nella sostanza ma non sono la sostanza stessa, non può esaurirsi la ricerca di chi si sentisse appagato del risultato iniziale. Cionondimeno, se non si mette a tacere l’impazienza di vedere subito gli sviluppi finali più concreti (dai prezzi alle crisi, ecc.), ai quali comunque bisogna arrivare, si anticipano impropriamente i tempi dell’analisi e si rischia di smarrire la strada (o anche peggio). Ora – proprio all’interno del modo di produzione capitalistico, e in generale pure della semplice produzione mercantile, laddove domini lo scambio di produttori privati indipendenti – è il valore che diviene dominante sul lavoro, il quale perciò sembra lì dileguarsi. Questo suo dileguamento apparente, che è reale in quanto è proprio così che appare come fenomeno, non può che costituire l’inizio – il “cominciamento” – dell’intero processo di svolgimento della realtà effettuale. Ma proprio perché “inizio” non ha senso fermarsi a esso. Occorre proseguire e mostrare tutto il percorso, certo, ma partendo da lì. Perciò, una volta accantona-ta la ridondante scrittura di molte pagine sul “valore”, l’obiettivo limitatissimo di questo opuscolo – per ren-derlo “leggibile” quale agile schema (il che non vuol dire facile) – può consistere soltanto nell’indicare alcu-ne questioni frequentemente sollevate, e, con molta probabilità, maggiormente fondanti. Certamente – nonostante alcune apparenti ripetizioni, che però tali non sono, se si coglie la necessità di tornare via via su un medesimo argomento, una volta esauriti i temi che lo precedono – vengono però a man-care tutti gli sviluppi, che è necessario rintracciare pazientemente altrove. Ma è sembrato utile dare qui solo i principali riferimenti affinché possa essere fatta la doverosa chiarezza, sollecitando un’opportu¬na riflessione su di essi. Tale riflessione ha l’ambizione di ricondurre le questioni teoriche più articolate a quanto accade nella realtà, per fornire a questa basi scientifiche di spiegazione (valga per tutte l’annosa, e uggiosa se così ridotta, questione della cosiddetta “trasformazione” dei valori in prezzi di produzione: altrimenti, a che – e a chi – serve?). Dunque, si vedrà come la teoria del valore e del plusvalore sia fondamento dell’intera teoria marxiana del capitale, in tutti i risvolti. “Il prodotto diventa merce; la merce diventa valore di scambio; il valore di scam-bio della merce è la sua immanente qualità di denaro; questa sua qualità di denaro si stacca da essa in quanto denaro, acquista un’esi¬stenza sociale universale, separata da tutte le merci particolari e dalla loro forma di e-sistenza naturale; il rapporto del prodotto con se stesso in quanto valore di scambio diventa il suo rapporto con un denaro che esiste accanto a esso, ovvero di tutti i prodotti col denaro esistente al di fuori di essi tutti. Come lo scambio reale dei prodotti – così Marx svolge la forma delle categorie che si susseguono, nell’adeguatezza ai loro concetti stessi, nel foglio 15 del I quaderno dei Lineamenti fondamentali – genera il loro valore di scambio, così il loro valore di scambio genera il denaro: l’esistenza del denaro accanto alle merci non implica fin dal principio delle contraddizioni, che sono date insieme a questo rapporto stesso? È desiderio tanto pio quanto sciocco – prosegue perciò nei fogli da 11 a 13 del II quaderno – che il valore di scambio non si sviluppi in capitale o che il lavoro che produce il valore di scambio non si sviluppi in lavoro salariato. Nella teoria il concetto di valore precede quello di capitale, ma d’altra parte per il suo sviluppo puro presuppone a sua volta un modo di produzione fondato sul capitale”.

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Paper provided by EconWPA in its series Method and Hist of Econ Thought with number 0504002.

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Length: 70 pages
Date of creation: 14 Apr 2005
Date of revision:
Handle: RePEc:wpa:wuwpmh:0504002

Note: Type of Document - doc; pages: 70
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