Il presente lavoro tratta del classico criterio di capital budgeting derivato dal CAPM, secondo il quale un investimento è conveniente se e solo se il suo tasso di rendimento atteso è maggiore del costo del capitale. Tale criterio è esposto, tra gli altri, da Rubinstein (1973) ed è universalmente ritenuto teoricamente impeccabile. Questo lavoro mostra che esso in realtà presenta (apparenti) ambiguità a livello teorico, dal momento che induce l’esistenza di quattro indici di valore (attuale e finale) non coerenti tra loro, due dei quali presentano caratteristiche di non additività. Il processo di decisione viene riconfigurato sostituendo alla dicotomia “investire o non investire” la dicotomia “investire in uno tra due investimenti alternativi” (uno dei quali sarà eventualmente rappresentato dall’alternativa nulla). In conseguenza di ciò, i due indici non additivi scompaiono, lasciando campo libero ai rimanenti due, che sono equivalenti.
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Paper provided by UNIVERSIDAD TECNOLÓGICA DE BOLÍVAR in its series Documentos de Trabajo with number
005549.